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21/03/2018 13:18
Sanità I cambiamenti climatici provocano conseguenze nei pazienti che soffrono di allergia ai pollini

L’Allergologia di Prato protagonista al Congresso mondiale in Florida

S critto da Vania Vannucchi , mercoledì 21 marzo 2018  

Prato – L’Allergologia pratese, diretta dal dottor Alessandro Farsi, protagonista al congresso dell’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology che si è tenuto in Florida sul tema dell’effetto dei cambiamenti climatici ambientali nelle malattie respiratorie.

Il dottor Lorenzo Cecchi, allergologo dell’ospedale Santo Stefano ha tenuto una relazione proprio sugli effetti dei cambiamenti del clima sui pollini allergenici e sulle epidemie di asma grave  che si verificano in corso di temporali.

L’Allergologia e Immunologia clinica di Prato, parte della struttura complessa dell’AUSl Tc, diretta dalla dottoressa Donatella Macchia, collabora con ARPAT e il Centro di Bioclimatologia dell’Università di Firenze (CIBIC) alla produzione del bollettino settimanale relativo al monitoraggio dei  pollini. Le informazioni contenute nel bollettino sono di particolare interesse per i soggetti allergici e per lo studio della biodiversità, del clima e dell’inquinamento.

Da diversi decenni la temperatura del pianeta sta aumentando in modo parallelo a quello dei gas serra ed in particolare dell’anidride carbonica. Questi fattori sono molto importanti per lo sviluppo delle piante, tanto da influenzare anche la fase di fioritura e di produzione dei pollini, aspetti preminenti soprattutto nelle piante di interesse allergologico. Gli studi condotti a livello mondiale mostrano che i cambiamenti climatici stanno causando una fioritura anticipata di molte piante che producono pollini allergenici ed in particolare quella degli alberi dell’ordine delle Fagales (nocciolo, betulla e quercia) e del cipresso.

“Questi cambiamenti – ha spiegato il dottor Cecchi – provocano conseguenze nei pazienti che soffrono di allergia ai pollini, i sintomi come rinite, congiuntivite o asma, insorgeranno sempre più in anticipo e probabilmente per un periodo più lungo. Altri studi hanno dimostrato che le piante che crescono in condizioni di alte temperature ed elevate concentrazioni di anidride carbonica producono più pollini e che questi pollini sono più allergenici. In Toscana gli effetti sono già visibili”

I dati rilevati da ARPAT e da CIBIC hanno rilevato che negli ultimi anni sono sempre più frequenti le fioriture precoci di cipresso e nocciolo e in particolare picchi elevati e duraturi di pollini di graminacee e parietaria a fine estate-inizio autunno.

Questi  cambiamenti, indicati dalle proiezioni, saranno sempre più accentuati in futuro, ha sottolineato Cecchi, ecco perché è assolutamente importante avere a disposizione i dati sulla concentrazione di pollini non soltanto nel periodo primaverile ma anche negli altri periodi dell’anno per trattare i pazienti allergici nel modo più adeguato. 

  

 

V.V.

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A cura dell'Ufficio stampa e comunicazione. E-mail vania.vannucchi@uslcentro.toscana.it